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Pete Best: il 24 e il 25 a Napoli e Bari due incontri esclusivi con il primo leggendario batterista dei Beatles
Due incontri esclusivi che nascono dalla partnership tra la mostra ROCK!2 e la GEATECNO | Energia – Ambiente: nel pomeriggio di martedì 24 gennaio 2012 le sale del PAN – Palazzo delle Arti di Napoli ospiteranno Pete Best, primo leggendario batterista dei Beatles, per la tappa esclusiva di un mini-tour che proseguirà il 25 gennaio 2012 [alle 20.30] con un secondo appuntamento al Castello Angioino di Mola di Bari e che celebrerà il cinquantesimo anniversario delle registrazioni dei Beatles negli studi londinesi della EMI ad Abbey Road e dell’uscita di Love Me Do, primo singolo della band di Liverpool.
Archiviata la loro primissima fase musicale e la denominazione di Quarry Men, nel 1960 i giovani John Lennon, Paul McCartney e George Harrison decisero di reclutare il bassista Stuart Sutcliffe, compagno di Lennon al Liverpool College of Art: Sutcliffe sarà destinato ad una sfortunata e prematura fine, ma diventerà una figura-chiave nel percorso artistico della band.
Alla costante ricerca di un batterista e spinti dal desiderio di approdare ad Amburgo per una serie di concerti, la formazione fece la conoscenza del figlio di Mona Best, proprietaria del Casbah Coffee Club: a Pete Best, componente dei Blackjacks, fu proposto il ruolo di batterista in vista della
trasferta tedesca. Sui piccoli e fatiscenti palchi amburghesi, presero forma torride versioni di Hound Dog, Blue Suede Shoes o Long Tall Sally. Dai primi mesi del 1961, i Beatles furono al centro di un’ascesa senza precedenti che li trasformò nei più amati ed entusiasmanti performers di Liverpool. Il luogo che fece da sfondo a questa fase fu il Cavern Club di Mathew Street: fu lì che Brian Epstein conobbe Lennon, McCartney, Harrison e Best per poi diventarne manager.
Il 1° gennaio 1962, gli studi di registrazione londinesi della Decca accolsero i quattro musicisti per un’audizione: “I gruppi di chitarre stanno scomparendo”, “I Beatles non sfonderanno: Liverpool non potrà mai proporre qualcosa di musicalmente valido” sono solo alcune delle obiezioni del talent-scout Dick Rowe e dei suoi colleghi, manifestando alcune delle più clamorose sviste che la storia del pop-rock ricordi! A Londra, Epstein contattò George Martin, produttore e direttore artistico della Parlophone Records, piccola ma vivace consociata del gruppo EMI. La curiosità espressa da Martin per quei giovani musicisti si tradusse in un incontro durante il quale il produttore avrebbe conosciuto il quartetto nei londinesi EMI Studios di Abbey Road. Love Me Do, Ask Me Why, P. S. I Love
You e Besame Mucho furono i brani che inaugurarono il rapporto tra i Beatles e lo staff degli studi di registrazione della zona nord-occidentale di Londra.
La sostituzione di Pete Best, ritenuto da George Martin non integrato al sound complessivo della band, avvenne nell’estate del 1962: fu affidato al manager Brian Epstein il difficile incarico di comunicare il licenziamento del batterista. I tre decisero di convocare Richard Starkey – in arte Ringo Starr – nella compagine beatlesiana.
Pete Best è stato fondamentale nella prima fase della storia dei Beatles: grazie al suo fascino contribuiva ad enfatizzare la notorietà della band, ben prima dell’avvento della “Beatlemania”. Per accontentare le fan, spesso i Beatles spingevano la batteria in primo piano rispetto agli altri componenti sul palco.
Nel corso dei decenni, Best non ha abbandonato la musica ed ha costituito la Pete Best Band, con la quale si esibisce regolarmente in tutto il mondo: nel 1995, sul primo volume discografico della Beatles Anthology, sono stati pubblicati alcuni brani eseguiti dai Beatles con Pete Best alla batteria.
Best è oggi riconosciuto come figura-chiave della storia dei Beatles e del suono della band più popolare della storia del rock.




Ottimo articolo, ma non esageriamo sulle doti ritmiche di Pete Best!
La decisione di sostituire Pete con Ringo fu imposta dal produttore George Martin, che considerava Pete un batterista non all’altezza dei Beatles, ma c’è da dire che non era neanche convinto del buon Ringo stesso.
Personalmente penso che George Martin al periodo non aveva conoscenze ritmiche sufficienti da poter giuducare qualità e doti tecniche di batteristi “innovativi” o all’avanguardia.
in quel periodo la musica stava cambiando come la cultura e la società.
Martin proveniva da cultura Classica e Jazz.